14 Feb 2008 - 20:17:47
Quando Paolo scrive questa epistola si trova a Roma, prigioniero. L'epistola è pratica e personale sia nel tono che nell'insegnamento. Con essa l'apostolo intende sottollineare la necessità per i credenti di rallegrarsi nel Signore.
Può sembrare assurdo ad una lettura superficiale comprendere la necessità di rallegrarsi in una situazione di prigionia come quella che Paolo stava vivendo. Ma la lettera è rivolta ai credenti della chiesa che era stata iniziata da Paolo stesso a Filippi.
In realtà l'apostolo si rivolge anche a noi credenti che ci troviamo a vivere in una società, come quella attuale, nella quale è ben difficile rallegrarsi.
La lettera è motivata inizialmente dal rincgraziamento che scaturisce dal profondo del cuore dell'apostolo a motivo dei doni che i fratelli di quella chiesa gli hanno inviato per mezzo del loro pastore, Epafrodito, il quale si era recato a Roma al fine di consolare Paolo personalmente e portagli un sostegno che potesse rendergli sopportabile l'incarcerazione. Ma l'apostolo approfitta di questa occasione per trattare temi importanti e aiutare i fratelli Filippesi a risolvere alcuni problemi sorti in quella chiesa, come la rivalità e l'ambizione personale. Così Paolo inizia l'epistola lodando i Filippeai per la loro testimonianza, per il loro interesse al vangelo, per l'amore dimostrato nei suoi confronti. Nel mezzo della lettera vi è una parte dedicata all'esortazione a vivere la vita cristiana e le condizioni per condurre un simile stile di vita per concludere poi con l'insegnamento sulla Provvidenza di Dio per i bisogni umani, con la lezione dell'essere contenti e con la benedizione dek dare e del ricevere.
Per esigenze di spazio e di tempo non affronterò i temi iniziale e centrale della lettera ma bensì soltanto alcuni versetti, quali quelli contenuti nel capitolo 4 (4-7).
Sappiamo come molte volte i problemi e le pressioni cui siamo sottoposti quotidianamente rendono impossibile l'essere felici. Ma Paolo non dice ai destinatari di essere felici. Piuttosto vuole incoraggiarli a rallegrarsi nel Signore. Dice infatti nel versetto 4"Rallegratevi sempre nel Signore.Ripeto: rallegratevi."Paolo stesso è l'esempio vivente e pratico di ciò che dice, di uno che aveva la gioia interiore quando le circostanze esterne - la persecuzione, la minaccia di morte - erano contro di lui.
Oltre alla gioia (interiore, profonda, che è il frutto dello Spirito Santo), i credenti devono essere mansueti, una mansuetudine che deve essere nota a tutti. Ciò sta ad indicare che il credente deve essere paziente e non pronto alla rappresaglia. Altra cosa impossibile? Non con l'aiuto del Signore e con l'opera dello Suo Spirito che dimora in noi!.
Ma Paolo dice anche di non assere angustiati di nulla. Un'altra cosa impossibile al nostro tempo. Sembra proprio che Paolo parli ai credenti del nostro tempo e in effetti è così.
Non angustiarsi di nulla non vuol dire condurre una vita spensierata. Avere cura ed essere genuinamente preoccupati è diversi dall'essere angustiati. Polo e Timoteo si preoccupavano per i fratelli che volevano servire ma conservavano la fiducia in Dio, Gesù stesso disse che la sollecitudine o l'angustia annulla la fiducia in Dio. Paolo esorta i Filippesi a pregare piuttosto che essere ansiosi poiché pregando e ripondendo in Dio la nostra fiducia per tutto quanto abbiano bisogno fa sì che la pace inondi l'anima, custodisca i nostri cuori e i nostri pensieri. Il Signore Gesù Cristo è la pace di ogni credente e ogni figlio di Dio ha pace con Dio per mezzo della giustificazione per fede. Ma la pace di Dio riguarda la tranquillità interiore del cammino di un credente vicino a Dio. Questa pace supera ogni intelligenza, va al di là della comprensione umana. Essa presidia i cuori e i pensieri dei figli di Dio.
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